A cura di A. Boccadoro, P. De Angelis | 2012 | LIBRI

Sempre più spesso si sente parlare di vicende legate a casi di medical malpractice. Il fenomeno suscita una attenzione crescente anche da parte dei media, considerato l’elevato tasso di controversie che si riscontra tra cittadini e operatori sanitari. Molto probabilmente ciò è determinato da un mutato atteggiamento dei pazienti che oggi sono molto più consapevoli dei loro diritti rispetto al passato, grazie anche ad un orientamento giurisprudenziale che, di fatto, ha ampliato le fattispecie di danno e gli importi dei relativi risarcimenti. Ciò è confermato anche nell’ultimo rapporto “L’assicurazione italiana 2011 – 2012”, in cui i dati stimati da Ania offrono una chiara rappresentazione dell’evoluzione del contenzioso riferibile ai casi di medical malpractice, mostrando un andamento crescente negli anni del numero di sinistri denunciati. Naturalmente il nostro paese non è l’unico ad essere interessato da questi fenomeni; sono molti i casi di medical malpractice registrati sia negli Stati Uniti sia nei paesi europei.  Purtroppo, la nostra legislazione in un tema di responsabilità civile sanitaria non gradisce adeguatamente le vittime di incidenti in ambito sanitario. In Italia, rispetto alla maggiorparte dei paesi europei, non vi è ancora una adeguata gestione del rischio, malgrado il diritto alla salute sia esplicitamente garantito dal nostro ordinamento positivo. L’articolo 32 della Costituzione Italiana sancisce infatti la tutela della salute come “diritto fondamentale dell’individuo e interessa la collettività”. Pertanto, questo principio assegna allo Stato doveri che vanno ben al di là della semplice gestione di un sistema sanitario. Lo stato è di fatto impegnato a promuovere ogni opportuna iniziativa e ad adottare precisi comportamenti finalizzati alla più ampia tutela della salute. In quest’ottica, la gestione dei risarcimenti di sinistri riconducibili alla medical malpractice potrebbe costituire un ulteriore ulteriore ambito di intervento per l’assicuratore pubblico; sussiste in effetti la necessità di fornire adeguate tutele alle vittime, alle strutture pubbliche – che sono chiamate a sostenere oneri sempre più gravosi in termini economici e di gestione – ed alle imprese di assicurazione, che si trovano ad avere a che fare con un settore non sufficientemente regolato per poterne “assicurare” adeguatamente i rischi. Una possibile soluzione a sostegno delle differenti esigenze dei soggetti coinvolti nella responsabilità civile sanitaria potrebbe essere trovata in forma di partnership pubblico/privato nella quale Consap ha una considerata e riconosciuta esperienza, maturata grazie alla gestione di vari Fondi ed attività aventi finalità di sussidiarietà e solidarietà. Tra i diversi attorei del settore assicurativo e le istituzioni interessate, appare quindi utile avviare una riflessione congiunta che affronti organicamente la problematica della copertura assicurativa della responsabilità civile sanitaria, anche al fine di razionalizzare le diverse proposte legislative in materia che si sono susseguite nel  tempo: “Last but not least”, una regolamentazione organizzata e sistematica, in linea con quanto avviene nei principali Paesi europei, potrebbe inoltre contribuire a un più rapido sviluppo del sistema sanitario del nostro Paese e f avorire al contempo una ulteriore crescita del comparto assicurativo, liberando risorse pubbliche e gestendo in maniera più efficiente quelle private.