EIOPA ha aperto una consultazione con il mercato finalizzata ad un possibile aggiornamento della formula standard per il calcolo del SCR.

L’obiettivo, utilizzando le parole del Regolatore, è:

The objectives of this review process in the context of the SCR standard formula are to ensure a proportionate and technically robust, risk-sensitive and consistent supervisory regime for insurance sector and to propose possible simplifications.

Effettivamente, ci sono molti punti della formula standard che hanno fatto discutere in passato e che, secondo molti attori del mercato, non colgono adeguatamente il profilo di rischio delle imprese assicurative comportando, talvolta, delle penalizzazioni in termini di assorbimento di capitale.

Ciò risulta evidente soprattutto alle compagnie che allocano il proprio SCR tra i sottomoduli o tra le LoB e che sono quindi in grado di comprendere il peso effettivo di ciascun rischio al netto dell’effetto di diversificazione.

Facciamo alcuni esempi.

Non Life – Premium Risk

Su questo tema ci sono almeno due punti importanti.

Il primo riguarda le provvigioni. I parametri della formula standard per il premium risk sono stati calibrati su dei dati aggregati che includono le provvigioni (Vd. qui). Ciò comporta che gli input della misura di volume debbano essere al lordo delle provvigioni.

Ne deriva quindi un problema rilevante per tutte le Compagnie che, dato il loro particolare modello di business, applicano delle provvigioni più alte della media. In questo caso, infatti, il premium risk viene sovrastimato nonostante le provvigioni siano, in sostanza, una partita di giro.

Data l’importanza del Premium Risk per le compagnie danni, l’effetto può essere notevole sia in negativo (provvigioni alte) che in positivo (provvigioni basse).

Esistono chiaramente delle tecniche per mitigare questo rischio, ma resta il fatto che se la formula standard fosse adeguatamente calibrata tali tecniche non sarebbero necessarie.

Il secondo tema importante riguarda invece il calcolo degli FP existing e future. In passato vari attori del mercato hanno fatto notare che tali due voci dovrebbe essere calibrate in modo da considerare la rischiosità ad un anno. Attualmente, invece, la misura di volume accoglie i premi relativi ad un orizzonte temporale maggiore il che comporta una sovrastima netta del SCR.

Market – Property Risk

Tradizionalmente le Compagnie Assicurative italiane investono nel settore immobiliare. Anche le piccole Compagnie detengono immobili per utilizzo proprio il cui valore può essere una delle voci più importanti dell’attivo di bilancio.

Il property risk viene calcolato come il 25% del valore dell’immobile. Al netto della diversificazione l’impatto è sicuramente più basso, ma resta comunque una penalizzazione molto forte.

È vero che il mercato immobiliare negli ultimi anni è stato molto aleatorio, ossia rischioso, ma è anche vero che ci sono investimenti immobiliari che le Compagnie detengono in modo durevole: in questo caso le variazioni di valore nel medio termine non generano un rischio reale.

L’ultima considerazione è però in contrasto con il concetto centrale di Solvency II: il valore di mercato. Come conciliare questi due aspetti trovando una misura che corretta ed allo stesso tempo ragionevole?

Da notare che nella consultazione attualmente aperta, il property risk non viene messo in discussione se non in linea generale.

Ci sono sicuramente tanti altri punti da considerare. Al tal fine, avete idee al riguardo?