Partiamo da un paragone estremo: l’amministratore delegato di una fabbrica di scarpe sicuramente non è in grado di fabbricarle lui stesso, ma di sicuro conosce alla perfezione la struttura dei costi che sostiene per produrre un paio di scarpe.

 Possiamo dire lo stesso dell’amministratore delegato di una Compagnia assicurativa?

Non è detto.

Non per negligenza o incompetenza, ma semplicemente perché costruire questa informazione è diventato molto più complesso rispetto al passato.

Infatti, come è noto, il costo atteso di un contratto assicurativo si compone della parte tecnica inerente il rischio, di tutte le spese di gestione connesse e del costo del capitale. Ma la valutazione di quest’ultima componente, essendo correlata con l’aumento del margine di solvibilità conseguente all’emissione del contratto stesso, è diventata molto più complessa con l’introduzione di Solvency II.

Come gestire la complessità?

Tale maggiore complessità è dovuta al fatto che il requisito di capitale in ottica Solvency II (cfr. SCR) viene ora calcolato secondo una logica risk-based: dipende dalla tipologia di rischi assunti, dalla loro entità e dallo “stile” di gestione della Compagnia.

Inoltre, nel considerare congiuntamente l’impatto di più rischi, si tiene conto dell’effetto di diversificazione, ossia di mutua compensazione, tra rischi correlati. Tale effetto ha un impatto alto e non uniforme sui rischi considerati.

Esiste una soluzione al problema?

La soluzione al problema consiste nell’adottare una procedura di allocazione del SCR.

Tale procedura consente di:

  • conoscere l’assorbimento di capitale di tutti i rischi mappati dalla formula standard e di tutte le Lines of Business (o gruppi di contratti omogenei) praticate dalla Compagnia, al netto dell’effetto di diversificazione;
  • intraprendere azioni mirate ed efficaci per l’ottimizzazione del SCR;
  • valutare il profilo di rischio – rendimento dei vari gruppi omogenei di contratti che compongono il portafoglio della Compagnia e utilizzare tale informazione per la valutazione delle politiche di sottoscrizione e di riassicurazione.

Lo sviluppo di metodologie di allocazione del capitale di rischio sarà un argomento centrale per le funzioni di Risk Management e per l’alta direzione nei prossimi tempi.

A tal fine è opportuno segnalare che la ricerca accademica di stampo economico-attuariale ha recentemente proposto una soluzione efficace al problema per Compagnie che utilizzano la formula standard.

Il modello è stato sviluppato nell’ambito della Scuola di Dottorato in Scienze Statistiche e Attuariale dell’Università Sapienza di Roma e presenta notevoli risvolti pratici.

La metodologia ed alcune sue applicazioni sono liberamente consultabili nel paper “Capital allocation and risk appetite under Solvency II framework” (Paolo De Angelis, Ivan Granito 2015) disponibile al seguente link. Alcune Compagnie europee hanno già condotto degli studi per acquisire e cominciare ad applicare tale metodologia.